Newsletter dal CRM: come inviare la prima campagna
Come inviare una newsletter dal CRM: autenticare il dominio mittente, costruire il segmento, scrivere e testare l'email, programmarla e leggere i risultati.


Per inviare una newsletter dal CRM costruisci un segmento con i contatti che hai già, scrivi l'email nell'editor dei template, ti mandi una prova e programmi l'invio. Non c'è nessuna esportazione e nessuna importazione, perché i contatti e lo strumento di invio stanno nello stesso posto, e ogni messaggio inviato resta poi nella scheda del contatto.
Il passaggio che quasi tutti saltano è proprio quello che decide se l'email finisce nella posta in arrivo o nello spam: autenticare il dominio da cui spedisci. Qui trovi la sequenza completa, da quella configurazione tecnica iniziale fino ai numeri da leggere il giorno dopo, e alla fine avrai inviato una prima campagna che puoi ripetere ogni mese.
Perché integrare email marketing nel CRM
Il primo vantaggio è avere un'unica fonte di verità per i contatti. Quando la lista destinatari vive dentro il CRM, non serve più esportare e importare file CSV ogni volta che prepari una campagna. I contatti sono sempre aggiornati, completi e senza duplicati, perché il CRM è lo stesso posto dove li gestisci ogni giorno.
La segmentazione diventa molto più potente quando si basa su dati reali di business: lo stato del lead nella pipeline di vendita, la fase della trattativa, lo storico degli acquisti, la data dell'ultima interazione. Tutte informazioni che il CRM ha già, senza bisogno di trasferirle a mano a ogni campagna.
C'è poi il tema della personalizzazione avanzata. I merge tag del CRM possono inserire automaticamente il nome del contatto, il nome dell'azienda, l'ultimo prodotto acquistato o il nome del commerciale di riferimento. Un'email che inizia con "Ciao Marco, come procede il progetto di restyling del sito?" ottiene molta più attenzione di un generico "Gentile cliente".
Un aspetto spesso sottovalutato è lo storico completo delle comunicazioni. Ogni email inviata appare nella timeline del contatto, accanto alle telefonate, ai messaggi WhatsApp e alle note. Quando un commerciale richiama un cliente, può vedere in un colpo d'occhio quali newsletter ha ricevuto, quali ha aperto e su quali link ha cliccato. Il contesto è tutto.
Infine, c'è la gestione dei consensi, che resta centralizzata in un unico posto: niente disiscrizioni registrate nel tool di invio ma mai riportate nell'anagrafica, che è l'errore più frequente quando i sistemi sono due. Il quadro completo è nella nostra guida su GDPR e protezione dati.
Cosa ti serve prima di iniziare
Quattro cose, e conviene averle tutte pronte prima di scrivere una riga di testo.
L'accesso ai DNS del dominio da cui spedisci. Non al CRM: al dominio, che di solito si gestisce dal pannello di chi lo ha registrato. Lì dovrai inserire alcuni record, e se quell'accesso ce l'ha un consulente esterno, chiedilo adesso e non la sera prima dell'invio.
Una lista di contatti con una base lecita per scrivergli. I biglietti da visita raccolti a una fiera due anni fa non sono una lista. In linea generale devi poter dimostrare quando e come ogni contatto ha acconsentito a ricevere comunicazioni commerciali: se hai dubbi sulla tua lista, parlane con il tuo consulente privacy prima del primo invio.
Un indirizzo di risposta vero, che qualcuno legge. Spedire da una casella che nessuno controlla è un'occasione sprecata: alcune delle risposte più utili a una newsletter sono semplicemente persone che rispondono.
Il logo e i colori aziendali in una risoluzione decente. Dieci minuti spesi ora sull'intestazione ti evitano di rifare tutti i template dopo.
Farsi consegnare nella posta in arrivo: prima autentica il dominio
È il passaggio che separa le newsletter che vengono lette da quelle che vengono filtrate, ed è puramente tecnico: si fa una volta sola.
Quando spedisci da tuaazienda.it attraverso una qualsiasi piattaforma di invio, i server che ricevono si pongono una domanda legittima: questa piattaforma è autorizzata a spedire per conto di questo dominio? La risposta gliela danno tre record DNS.
| Record | A cosa serve | Dove si inserisce |
|---|---|---|
| SPF | Elenca quali server possono spedire per il tuo dominio | DNS del dominio |
| DKIM | Firma ogni messaggio in modo che non sia falsificabile | DNS del dominio |
| DMARC | Dice ai server riceventi cosa fare se un controllo fallisce | DNS del dominio |
La sequenza è sempre la stessa, qualunque piattaforma tu usi:
- Apri la sezione dei domini di invio del CRM e aggiungi il dominio da cui spedirai. Il sistema genera i record esatti da pubblicare.
- Copia i record nel pannello DNS del dominio, uno alla volta. Di norma sono record TXT, e il valore va incollato per intero, senza spazi in coda.
- Aspetta la propagazione e lancia la verifica. Di solito bastano pochi minuti, ma può volerci qualche ora. Il dominio deve risultare verificato prima di programmare qualsiasi cosa.
- Manda una prova a due caselle diverse, possibilmente di provider diversi, e controlla che il messaggio arrivi davvero nella posta in arrivo e non tra le promozioni o nello spam.
Non spedire da una casella gratuita. Una newsletter inviata da un indirizzo generico viene filtrata dalla maggior parte dei provider, perché non puoi autenticare un dominio che non è tuo. Usa sempre un indirizzo sul dominio aziendale.
Il primo invio, passo per passo
Una volta verificato il dominio, la campagna richiede meno di un'ora.
- Costruisci prima la lista dei destinatari, non per ultima. Crea il segmento prima di scrivere, perché a chi scrivi cambia cosa scrivi. Parti stretto: i clienti attivi, oppure i lead degli ultimi tre mesi.
- Scegli un template e imposta l'intestazione una volta sola. Logo, dati aziendali e sede legale richiesta nelle comunicazioni commerciali: salvati nel template, valgono per tutti gli invii successivi.
- Scrivi l'oggetto prima del corpo. Tienilo entro i cinquanta caratteri circa, così non viene troncato sul telefono, e di' cosa c'è dentro invece di fare il misterioso.
- Costruisci il corpo attorno a una sola azione. Una newsletter, una cosa che vuoi far fare a chi legge. Quel link mettilo sia a metà sia verso la fine.
- Inserisci il link di disiscrizione. È obbligatorio per legge e protegge la tua reputazione: chi non riesce a disiscriversi ti segnala come spam, che è molto peggio.
- Mandati una prova e leggila dal telefono. Controlla nome del mittente, oggetto, aspetto con le immagini disattivate e tutti i link. Qui si intercetta la gran parte degli errori.
- Programma l'invio. Per il pubblico B2B la metà mattina di un giorno feriale funziona bene; evita il lunedì appena aperto e il venerdì pomeriggio.
- Torna dopo due giorni a leggere i numeri, che è l'argomento dell'ultima sezione di questa guida.
Template email professionali
Un'email disordinata, con immagini sgranate o un testo illeggibile dal telefono, non viene letta: viene cancellata. Per questo un sistema di template decente conta più della scrittura.
Parti da un template pre-configurato per il caso che ti serve, che sia un annuncio di prodotto, un aggiornamento aziendale, una promozione stagionale o un invito a un evento. Arrivano con le basi già risolte: si adattano a qualsiasi schermo, i pulsanti si vedono e il testo si legge senza ingrandire.
Header e footer si impostano una volta sola, con logo, colori, link ai social e i dati obbligatori per legge come sede legale, partita IVA e link di disiscrizione: da quel momento ogni newsletter li include da sola. L'editor drag and drop ti lascia poi adattare il layout senza toccare codice, e quando trovi una combinazione che funziona la salvi come template riutilizzabile: la volta dopo parti da lì invece che da una pagina bianca.
Quattro regole di design coprono quasi tutti i casi: pensare prima al telefono, tenere l'azione principale visibile senza scorrere, usare una sola colonna e restare sui colori aziendali invece di inventarne di nuovi a ogni campagna.
Segmentazione intelligente dei contatti
Inviare la stessa email a tutti i tuoi contatti è come parlare a una stanza piena di persone usando un megafono: il messaggio arriva a tutti, ma non risuona con nessuno. La segmentazione è la differenza tra email marketing efficace e rumore di fondo.
Il principio è semplice: il messaggio giusto alle persone giuste, nel momento giusto. E a fare la differenza sono i criteri con cui puoi costruire i segmenti.
Con i dati del CRM puoi segmentare per stato del contatto (lead attivi, clienti, ex-clienti), per fonte di acquisizione (sito web, WhatsApp, eventi, referral), per settore o interesse, per fase della pipeline (in negoziazione, deal vinto negli ultimi 30 giorni) e per livello di interazione (chi ha aperto l'ultima email, chi non apre da tre mesi).
La differenza tra segmenti statici e dinamici è fondamentale. Un segmento statico è una lista fissa: aggiungi i contatti manualmente e la lista non cambia. Un segmento dinamico è una regola: "tutti i lead che hanno compilato il form sul sito negli ultimi 30 giorni". Questo segmento si aggiorna automaticamente, senza che tu debba fare nulla. Quando un nuovo lead compila il form, entra nel segmento. Quando i 30 giorni scadono, esce.
Le campagne segmentate tendono a fare meglio dell'invio indifferenziato su tutti gli indicatori, aperture e click compresi, e generano meno disiscrizioni, perché chi riceve trova contenuti pertinenti alla propria situazione.
Creare un segmento richiede pochi click. Scegli i criteri, applichi i filtri, visualizzi l'anteprima del pubblico risultante e salvi. Da quel momento puoi usare quel segmento per qualsiasi campagna, e il CRM lo terrà aggiornato in automatico.
Scheduling e invio programmato
Un'email che arriva alle otto di martedì mattina non rende come la stessa email il venerdì sera. La programmazione ti permette di scrivere oggi e consegnare nel momento che conviene al tuo pubblico, il che significa anche preparare più newsletter in una sola sessione e distribuirle sulle settimane successive.
La frequenza merita attenzione. Inviare troppo spesso trasforma le newsletter in rumore e le persone iniziano a ignorarti o a disiscriversi; inviare troppo di rado significa che si dimenticano di te. Per la maggior parte delle PMI il ritmo sostenibile sta tra una e quattro comunicazioni al mese, e ciò che conta di più è sceglierne uno e mantenerlo.
Se vuoi migliorare oggetto e orario senza tirare a indovinare, l'A/B testing invia due varianti a un campione ridotto del segmento e manda al resto della lista quella che ha funzionato meglio.
Dietro le quinte, la coda di invio distribuisce i messaggi nel tempo invece di spedirli tutti insieme, ed è ciò che tiene in salute la reputazione del mittente. Gli indirizzi non validi vengono gestiti da soli, con rimozione di quelli definitivamente errati, mentre la disiscrizione richiede un click al destinatario e si riflette subito nell'anagrafica, come chiede il GDPR.
Analytics e ottimizzazione
Inviare una newsletter senza analizzare i risultati è come lanciare un messaggio in bottiglia: sai che è partito, ma non hai idea di cosa sia successo dopo. Le metriche fondamentali sono quattro: tasso di apertura (quanti hanno aperto l'email), click-through rate (quanti hanno cliccato su un link), tasso di disiscrizione (quanti hanno lasciato la lista) e bounce rate (quante email non sono state consegnate).
Cosa sia un buon numero dipende molto dal settore e da come hai costruito la lista, quindi il confronto utile non è con una media letta da qualche parte ma con i tuoi invii precedenti. Una campagna che va peggio del tuo solito ti sta dicendo qualcosa; una che va peggio di una media di settore può semplicemente significare che il tuo pubblico è diverso. Un'eccezione vale la pena tenerla a mente: un salto improvviso delle disiscrizioni su un singolo invio è quasi sempre un problema di frequenza o di destinatari poco profilati.
Le heatmap dei click ti mostrano visivamente quali link della tua email generano più interesse. Spesso i link nei primi paragrafi ricevono più click di quelli in fondo, e un pulsante ben visibile più di un link testuale. Queste informazioni ti permettono di ottimizzare il layout delle campagne successive.
Il tracking delle conversioni chiude il cerchio collegando l'email all'azione desiderata: dal click nella newsletter alla visita sul sito, dalla visita alla compilazione del form, dal form alla trattativa nel CRM. Questo è possibile solo quando email marketing e CRM vivono nello stesso sistema, perché il percorso del contatto è tracciato end-to-end.
I report automatici generati dopo ogni invio ti risparmiano il lavoro di raccogliere e interpretare i dati manualmente. Ricevi un riepilogo con le metriche chiave, i link più cliccati e il confronto con le campagne precedenti. Queste informazioni alimentano un ciclo virtuoso: invio, analisi, ottimizzazione, invio migliore. Con ogni campagna impari qualcosa che rende la successiva più efficace.
Se vuoi approfondire come monitorare le performance delle tue attività commerciali con dashboard e report, troverai strategie complementari che funzionano in sinergia con i dati dell'email marketing. E se stai valutando come strutturare il tuo CRM per la prima volta, la guida ai primi 30 giorni di configurazione include anche l'impostazione dell'email marketing come uno dei passaggi fondamentali.
Cosa controllare prima di scegliere un CRM con la newsletter inclusa
"Newsletter inclusa" può voler dire cose molto diverse: da un semplice invio a una lista salvata fino a uno strumento completo con segmenti, template e statistiche. Prima di decidere, sei domande precise ti dicono di quale dei due stai parlando, e ognuna di esse si traduce in lavoro concreto più avanti se la risposta è quella sbagliata.
| Cosa verificare | La domanda da fare | Perché conta |
|---|---|---|
| Dominio mittente | Posso autenticare il mio dominio con SPF, DKIM e DMARC? | Senza, una parte di ogni campagna viene filtrata, per quanto bello sia l'editor |
| Origine dei segmenti | I segmenti si costruiscono sui campi vivi del CRM o su una lista che carico? | Una lista caricata è aggiornata solo al giorno in cui l'hai caricata |
| Registro dei consensi | Dove viene scritta una disiscrizione, in un posto solo o in due? | Due posti sono l'origine di quasi tutti gli errori di conformità |
| Riuso dei template | Posso salvare un layout e ripartire da lì la volta dopo? | Rifare l'intestazione ogni mese è il motivo per cui le newsletter si fermano |
| Profondità dei dati | Aperture e clic finiscono sulla scheda del contatto o solo in un riepilogo di campagna? | Il dato per singolo contatto è quello che i commerciali usano davvero |
| Volume di invio | Quanti messaggi sono compresi e cosa succede oltre quella soglia? | La risposta decide quanto ti costerà far crescere la lista |
Due meritano una nota. La segmentazione sui campi vivi è la ragione stessa per cui conviene inviare dal CRM invece che accanto al CRM: se lo strumento accetta solo un file caricato, sei tornato a esportare, deduplicare e riconciliare ogni mese, cioè esattamente il lavoro che volevi togliere. Il registro dei consensi pesa più di quanto sembri, perché una disiscrizione registrata in un sistema e non nell'altro produce una lista che si sfalsa lentamente e un problema che scopri un anno dopo.
L'altra domanda da fare è quella noiosa sul volume. L'invio si paga quasi sempre o sul numero di contatti che tieni in archivio o sul numero di messaggi che spedisci, e i due modelli si comportano in modo molto diverso quando la lista raddoppia. Chiedi quale dei due si applica e cosa succede al superamento della soglia prima che la lista cresca, non dopo. Se vuoi vedere come editor, segmenti e invio stanno insieme, la pagina della funzionalità newsletter li mette in fila uno dopo l'altro.
Dalla singola campagna alle sequenze automatiche
La newsletter mensile è il punto di partenza, non il traguardo. Lo stesso motore di invio può far partire da solo i messaggi legati a quello che succede nel CRM: un lead che arriva dal sito, un'offerta che cambia stato, un cliente che non viene contattato da novanta giorni. La prima sequenza si imposta in una ventina di minuti, e conviene farla in questo ordine.
- Scegli un solo evento e un solo messaggio. L'email di benvenuto a un nuovo lead è la più facile, perché l'evento è inequivocabile e il testo è corto. Resisti alla tentazione di disegnare un percorso in cinque passaggi il primo giorno.
- Scrivila come se l'avesse mandata una persona. Due paragrafi brevi, un link, una firma vera. I messaggi automatici che sembrano un dépliant vengono trattati come un dépliant.
- Decidi il ritardo con criterio. Per una conferma va bene l'invio immediato, ma un messaggio commerciale rende spesso di più dopo qualche ora, quando la persona ha smesso di navigare il tuo sito.
- Definisci la condizione di uscita. Stabilisci cosa ferma la sequenza: una risposta, una call fissata, un cambio di stato. Senza, chi ti ha già risposto continua a ricevere il sollecito.
- Accendila prima su un segmento solo. Falla girare una settimana su un gruppo ristretto, leggi cosa è tornato indietro, poi allargala.
Quando la prima sequenza va da sola, lo schema si ripete per tutte le altre: ogni messaggio che oggi qualcuno del team manda a mano in un momento prevedibile è un candidato, e ognuno che sposti è tempo che il team smette di spendere ogni settimana.
Domande frequenti
Devo per forza configurare SPF e DKIM o posso iniziare a spedire? Tecnicamente puoi spedire lo stesso, ma una parte consistente dei messaggi finirà nello spam o verrà rifiutata, e passerai settimane a chiederti perché la campagna è andata male. Pubblicare i record richiede pochi minuti e si fa una volta sola per ogni dominio di invio.
Quanti contatti servono perché valga la pena fare una newsletter? Non esiste una soglia minima. Un'email mensile a duecento clienti ben profilati è più utile di una trimestrale a cinquemila indirizzi raccolti senza un motivo chiaro. Parti dalla lista di chi puoi onestamente dire che ha accettato di ricevere le tue comunicazioni.
Cosa faccio con i contatti che non aprono mai niente? Dopo diverse campagne consecutive senza aperture, o provi un ultimo invio con un oggetto diverso, o li togli dalla lista abituale. Gli indirizzi inattivi peggiorano la reputazione del mittente e gonfiano i numeri senza portare nulla.
Posso continuare a usare un tool di invio separato accanto al CRM? Puoi, e alcuni team lo fanno durante il passaggio. Il costo è il lavoro di riconciliazione: consensi, disiscrizioni e nuovi contatti devono restare allineati in due sistemi, ed è esattamente lì che nascono gli errori. Se tieni entrambi, stabilisci quale dei due fa fede sul consenso.
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Scritto da

Luca Bosso
Founder di Flusia
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