Come creare un form contatti per il sito
Guida pratica al form contatti: quali campi mettere, come pubblicarlo sul sito, come tracciare la fonte con gli UTM e far entrare ogni invio nel CRM.


Per creare un form contatti che serva a qualcosa servono tre cose: pochi campi (nome, email o telefono, e una riga libera), una destinazione che non sia una casella di posta ma il sistema dove segui i clienti, e un messaggio di conferma che dica al visitatore cosa succede adesso. Il resto, dal design al numero di pulsanti, sposta molto meno di quanto si creda. Il fattore che cambia davvero i risultati è chi risponde e in quanto tempo.
Se oggi le richieste dal sito arrivano su una casella condivisa e ogni tanto qualcuna resta senza risposta, alla fine di questa guida avrai un modulo pubblicato, collegato al posto giusto, con la fonte tracciata e un follow-up che parte da solo.
Cosa serve prima di iniziare
- Accesso al sito con i permessi per modificare una pagina, o la persona che lo fa per te. Se il sito è su WordPress bastano i permessi di editor sulla pagina di destinazione.
- Un indirizzo di posta aziendale che riceva la notifica di ogni invio, anche quando i dati finiscono nel CRM: serve come rete di sicurezza nei primi giorni.
- La decisione su chi risponde: una persona con nome e cognome, non "l'ufficio". Un modulo senza un responsabile assegnato produce richieste che restano ferme.
- Il testo dell'informativa privacy del sito, raggiungibile da un link. Se non esiste ancora, va scritta prima di pubblicare il modulo.
- Trenta minuti senza interruzioni per la configurazione e una prova reale di invio.
Quali campi mettere nel form, e quali togliere
Ogni campo in più è una richiesta in meno. La regola operativa è chiedere solo quello che serve a dare la prima risposta utile: il resto si domanda durante la conversazione, quando la persona ha già deciso di parlare con te.
| Campo | Metterlo? | Perché |
|---|---|---|
| Nome | Sì | Serve per rispondere in modo non anonimo |
| Sì | È il canale di risposta predefinito | |
| Telefono | Solo se richiami davvero | Se non chiami mai, è un campo che frena e basta |
| Azienda | Sì nel B2B | Permette di capire subito con chi parli |
| Messaggio libero | Sì | È il campo che dice l'intenzione reale |
| Budget | No nel primo contatto | Fa abbandonare, e la risposta è quasi sempre imprecisa |
| Come ci hai conosciuto | No | Lo sai già dagli UTM, senza chiederlo |
Nel B2B un modulo con quattro campi e una riga libera è il punto di equilibrio più comune. Se stai raccogliendo iscrizioni a una newsletter, i campi scendono a uno: l'email.
Come pubblicare il form sul sito, passo per passo
1. Crea il modulo. In Flusia apri la sezione Form per il sito e crea un nuovo modulo, dandogli un nome che dica dove verrà pubblicato ("Contatti", "Preventivo home", "Landing servizi"). Il nome serve a te fra sei mesi, quando i moduli saranno cinque. A questo punto vedrai il modulo vuoto, pronto per i campi.
2. Aggiungi i campi decisi sopra. Trascina i campi nell'ordine in cui li leggerà il visitatore e segna come obbligatori solo email e messaggio. Rendere obbligatorio il telefono è la causa più frequente di abbandono in questo tipo di modulo.
3. Scrivi il testo del pulsante. Non "Invia", che non promette niente: "Richiedi una risposta" o "Chiedi un preventivo" dicono cosa succederà. È la modifica più veloce con l'effetto più visibile sul numero di invii completati.
4. Imposta la protezione anti-spam. Attiva il controllo anti-spam del modulo prima di pubblicare, non dopo il primo invio automatico ricevuto. Un modulo pubblico senza protezione inizia a raccogliere spam nel giro di pochi giorni, e lo spam nel CRM è peggio dello spam in posta: sporca l'archivio dei contatti.
5. Scegli dove finiscono gli invii. Collega il modulo alla pipeline in cui vuoi che compaia il nuovo contatto e assegna il responsabile. Questo è il passo che trasforma un modulo in uno strumento di vendita: da qui in poi ogni invio è un lead con uno stato, non una mail da ricordarsi.
6. Scrivi il messaggio di conferma. Dopo l'invio il visitatore deve leggere una frase concreta: chi risponderà e in quanto tempo. "Ti risponde Marco entro un giorno lavorativo" vale più di "Grazie, ti contatteremo presto".
7. Pubblica il modulo sul sito. Copia il codice di incorporamento e incollalo nella pagina dove vuoi che compaia. Salva la pagina e aprila da telefono, non solo da computer: la maggior parte degli invii arriva da mobile, ed è lì che i moduli troppo lunghi si vedono per quello che sono.
8. Fai una prova reale. Compila il modulo dal sito pubblicato con dati di prova (per esempio Mario Rossi, mario.rossi@esempio.it) e verifica tre cose: che il contatto compaia nel CRM, che arrivi la notifica alla persona assegnata, e che il visitatore riceva il messaggio di conferma. Se una delle tre manca, il modulo non è pronto.
Variante: il form di richiesta preventivo
Quando il modulo serve a raccogliere richieste di preventivo, cambia una cosa sola ma cambia molto: servono due o tre domande che permettano di preparare una risposta sensata senza una telefonata preliminare. Per un'azienda di servizi di solito bastano il tipo di lavoro, la quantità o la dimensione, e i tempi desiderati.
Attenzione a non trasformarlo in un questionario. Il criterio è: ogni domanda deve cambiare il preventivo che scriverai. Se la risposta non cambia il numero finale, la domanda si fa dopo. Su come si costruisce l'offerta a partire da queste informazioni trovi il procedimento completo nella guida sulla gestione dei preventivi.
Variante: form su landing page o dietro un QR code
Se il modulo serve per una campagna, non pubblicarlo nella pagina contatti generica: mettilo su una pagina dedicata che parla solo di quel tema. Chi arriva da un annuncio ha in testa una domanda precisa e va accolto con la stessa promessa che ha letto nell'annuncio.
Lo stesso modulo può vivere anche fuori dal sito: un QR code stampato su una brochure, su un cartello in fiera o sul retro di un biglietto da visita porta alla stessa pagina, e la fonte resta distinguibile da quella dei contatti web. Le richieste finiscono nella stessa pipeline, quindi non devi tenere due elenchi separati. Il quadro completo dei canali di ingresso, dal sito ai social, è nella pagina su come acquisire lead.
Variante: iscrizione alla newsletter
Qui la regola dei pochi campi diventa estrema: un campo, l'email, e un pulsante. Va però tenuto separato il consenso: chi si iscrive alla newsletter accetta di ricevere comunicazioni periodiche, e questa è una cosa diversa dal chiedere informazioni. Tenere i due consensi distinti evita di trovarsi con una lista di iscritti che in realtà non ha mai chiesto di essere iscritta.
Metodo alternativo: far prenotare invece di far scrivere
Per alcune attività il modulo non è la scelta migliore. Se il primo passo naturale è una call o un appuntamento, una pagina di prenotazione con gli orari disponibili accorcia il percorso: la persona sceglie lo slot e la conversazione è già fissata, senza lo scambio di messaggi per trovare l'ora. Vale soprattutto per consulenti, studi e servizi su appuntamento. Il procedimento è descritto in come gestire le prenotazioni online.
Nulla vieta di tenere entrambi: modulo per chi ha una domanda scritta, prenotazione per chi vuole parlare. L'errore è metterli nella stessa schermata con lo stesso peso visivo, perché la scelta rallenta.
Come sapere da dove arriva ogni richiesta
Un modulo che non traccia la provenienza produce un elenco di contatti tutti uguali, e alla domanda "quale canale porta richieste?" si risponde a sensazione. La fonte si registra con i parametri UTM: sono le etichette che si aggiungono in coda al link di una campagna e che dicono da dove arriva chi clicca.
Aggiungi i parametri al link che pubblichi. Un link a una campagna diventa per esempio https://tuosito.it/contatti?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=agosto. I tre parametri utili sono utm_source (dove è pubblicato il link), utm_medium (il tipo di canale) e utm_campaign (l'iniziativa).
Verifica che l'informazione arrivi fino al lead. Fai un invio di prova usando il link con i parametri e controlla che nella scheda del contatto compaia la fonte. Se il modulo raccoglie i dati ma perde la provenienza, dopo un mese avrai i contatti e non saprai a cosa attribuirli.
Una convenzione scritta sui nomi delle campagne vale più di qualsiasi strumento: se in tre persone scrivete newsletter, Newsletter e news, i report mostreranno tre canali diversi che sono lo stesso canale.
Cosa deve succedere subito dopo l'invio
Il modulo è la parte facile. Quello che decide se una richiesta diventa un cliente è cosa succede nei minuti successivi. Tre automatismi coprono la quasi totalità dei casi:
- Assegnazione a una persona, con una regola scritta (a turno, per zona, per tipo di richiesta). Un lead non assegnato è un lead di nessuno.
- Email di conferma al richiedente, con il nome di chi lo ricontatterà. Riduce le richieste inviate in parallelo ad altri fornitori mentre si aspetta.
- Promemoria a chi deve rispondere, se dopo un tempo stabilito la richiesta è ancora ferma nel primo stato.
Questi tre passaggi si impostano una volta e valgono per tutte le richieste successive: il procedimento generale è descritto nella guida sui workflow automatici. Se le richieste sono molte e non tutte hanno lo stesso valore, il passo dopo è dare loro una priorità, come si vede nella guida sul lead scoring.
Privacy e consenso: cosa mettere sotto il modulo
Un modulo che raccoglie nome ed email raccoglie dati personali, e chi lo compila ha diritto di sapere chi li tratta e per quale scopo. In pratica, sotto ai campi servono un link visibile all'informativa privacy e una casella di consenso separata per l'eventuale uso commerciale successivo, che non deve essere pre-selezionata.
Due indicazioni generali che valgono quasi sempre: il consenso per rispondere a una richiesta e il consenso per inviare comunicazioni promozionali sono due cose distinte e vanno tenute separate; i dati raccolti non si conservano per sempre, ma per il tempo necessario allo scopo. Queste sono indicazioni generali: per il testo esatto dell'informativa e per la tua situazione specifica confrontati con il tuo consulente privacy, e verifica le indicazioni ufficiali sul sito del Garante per la protezione dei dati personali. Il modo in cui questi dati vengono poi conservati nel gestionale è trattato nella guida su CRM e protezione dei dati.
Errori comuni
Mandare gli invii solo su una casella condivisa. È l'errore che costa più richieste: nessuno è responsabile, tutti pensano che risponda qualcun altro, e la mail scende sotto le altre nel giro di mezza giornata. La destinazione giusta è il sistema dove i contatti hanno uno stato.
Chiedere troppi campi per paura di perdere tempo con richieste poco serie. Il filtro non funziona: chi è davvero interessato compila comunque, ma perdi anche una parte di chi lo era e aveva fretta. Si filtra dopo, nella prima risposta.
Non provare il modulo dopo ogni modifica al sito. Un aggiornamento del tema o un cambio di pagina possono rompere l'incorporamento senza che nessuno se ne accorga, e il silenzio sembra un calo di richieste. Un invio di prova al mese, con dati fittizi, evita mesi di richieste perse.
In quanto tempo si mette in piedi
La creazione del modulo e la pubblicazione sul sito occupano in genere mezz'ora. Le automazioni successive richiedono un'altra ora, e vanno fatte subito: un modulo collegato senza follow-up funziona per una settimana, poi le richieste tornano ad accumularsi. Il tempo vero è la decisione su chi risponde, che è una scelta organizzativa e non tecnica.
Ora che le richieste entrano nel sistema con la fonte tracciata, il passo successivo naturale è organizzare cosa succede dopo: come si seguono senza perderne nessuna è spiegato in come gestire i lead. Se vuoi vedere come è fatto il modulo dentro il CRM, la pagina di riferimento è form per il sito.
Domande frequenti
Quanti campi deve avere un form contatti? Da tre a cinque nel B2B, uno solo per l'iscrizione a una newsletter. Ogni campo aggiuntivo va giustificato da un uso concreto nella prima risposta: se il dato non cambia quello che scriverai, chiedilo durante la conversazione. Il campo che si rivela più spesso superfluo è "come ci hai conosciuto", perché la stessa informazione arriva dai parametri UTM senza disturbare nessuno.
È meglio ricevere gli invii per email o dentro il CRM? Entrambi, ma con ruoli diversi: la notifica per email serve a sapere subito che è arrivata una richiesta, il record nel CRM serve a lavorarla. Se resta solo la mail, dopo un mese non sai quante richieste sono arrivate, quante hanno avuto risposta e in quanto tempo, perché quella misura in una casella di posta non esiste.
Il form serve anche se ho già il numero di WhatsApp sul sito? Sì, perché intercettano persone diverse. Chi scrive su chat vuole una risposta immediata; chi compila un modulo spesso lo fa fuori orario, o preferisce mettere per iscritto una richiesta articolata. Il punto è che entrambi i canali arrivino nello stesso elenco, altrimenti si finisce con due code separate e due criteri di priorità.
Come si riconosce uno spam da una richiesta vera? Gli invii automatici hanno di solito messaggi generici in inglese con un link, campi compilati in modo incoerente e orari notturni ravvicinati. Oltre al controllo anti-spam del modulo, la difesa pratica è non pubblicare l'email aziendale in chiaro accanto al modulo: gran parte dello spam nasce dalla raccolta automatica degli indirizzi sulle pagine pubbliche.
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Scritto da

Luca Bosso
Founder di Flusia
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