whatsapp

Come inviare messaggi WhatsApp a più clienti

Come inviare messaggi WhatsApp a più clienti: liste broadcast, il limite dei 256 contatti, la segmentazione dall'anagrafica e gli errori da evitare.

Luca Bosso
Luca Bosso
|11 min di lettura
Titolare di una PMI che prepara una comunicazione WhatsApp per un gruppo di clienti

Per inviare lo stesso messaggio WhatsApp a più clienti ci sono tre strade concrete: la lista broadcast dell'app WhatsApp Business, che recapita il testo come se fosse una chat privata a un massimo di 256 contatti per lista; l'invio uno a uno fatto a mano ma appoggiato a testi già pronti, che regge finché i destinatari sono poche decine; e l'invio da una piattaforma collegata al numero aziendale, con messaggi il cui testo va approvato in anticipo, che è la strada quando i contatti diventano centinaia. La scelta dipende quasi solo da due cose: quanti sono i destinatari e se ti serve sapere chi ha risposto.

Se hai una comunicazione da far arrivare a un gruppo di clienti (una chiusura, un cambio di listino, un servizio nuovo) e finora hai copiato e incollato lo stesso testo cinquanta volte, alla fine di questa guida saprai quale dei tre metodi usare nel tuo caso, come si prepara l'elenco dei destinatari e quali sono i due o tre vincoli che rendono un invio inutile prima ancora di partire.

Cosa serve prima di iniziare

  • Un numero aziendale con l'app WhatsApp Business installata, non l'app personale. Le liste broadcast esistono anche sull'app normale, ma il profilo aziendale, gli orari e le risposte rapide no: se il numero è quello che pubblichi sul sito, tanto vale usare la versione per le aziende. Se non l'hai ancora configurata, la guida sulle risposte automatiche su WhatsApp parte proprio da lì.
  • Una rubrica pulita, cioè i numeri dei clienti salvati nel formato internazionale, con il prefisso +39 davanti e senza spazi strani. I numeri scritti male non danno errore: semplicemente il messaggio non parte, e te ne accorgi giorni dopo.
  • Il consenso a ricevere comunicazioni, raccolto in modo verificabile e riferito al canale WhatsApp. Il fatto che un cliente ti abbia scritto una volta per un'assistenza non è di per sé un permesso a mandargli offerte.
  • Il testo già scritto e riletto, con dentro il motivo per cui stai scrivendo e cosa deve fare chi legge. Un messaggio broadcast si scrive una volta e arriva a tutti insieme: non c'è modo di correggerlo dopo l'invio.
  • Un elenco di destinatari deciso a monte, non "tutta la rubrica". È la parte che pesa di più sul risultato ed è quella su cui torniamo più avanti.

Come inviare a più clienti dall'app WhatsApp Business

La lista broadcast è la funzione nata per questo: scrivi una volta, il messaggio arriva a ogni destinatario come chat singola, e le eventuali risposte tornano in conversazioni separate. Nessuno vede gli altri destinatari.

  1. Apri WhatsApp Business e tocca il menu in alto a destra, voce Nuovo broadcast. Su iPhone il percorso passa dalla scheda Chat, con il pulsante di composizione e poi Nuova lista broadcast. In entrambi i casi ti si apre la rubrica.
  2. Seleziona i contatti che devono ricevere il messaggio. Puoi arrivare a 256 contatti per lista: oltre quella soglia l'app non ti fa aggiungere altri nomi e devi creare una seconda lista. Seleziona con criterio, non tutto quello che ti compare.
  3. Dai un nome alla lista che ti dica chi c'è dentro. "Clienti manutenzione zona nord" si capisce fra sei mesi, "Lista 2" no. Il nome lo vedi solo tu, i destinatari non sanno di essere in una lista.
  4. Scrivi il messaggio e invialo. A questo punto vedrai una sola conversazione chiamata come la lista, con le spunte di consegna cumulative: toccando il messaggio si apre l'elenco di chi l'ha ricevuto e chi l'ha letto.
  5. Rispondi nelle chat singole. Chi risponde ti scrive in una conversazione normale, uno a uno. Se al numero risponde più di una persona, qui nasce il problema di capire chi ha già preso in carico cosa: è il tema della guida su un solo numero WhatsApp per più operatori.

C'è un vincolo che quasi tutti scoprono dopo l'invio, ed è il motivo per cui una comunicazione broadcast a volte arriva soltanto a una parte dell'elenco: il messaggio viene recapitato solo ai destinatari che hanno il tuo numero salvato in rubrica. Non basta che tu abbia il loro numero. Chi non ti ha in rubrica non riceve niente, e tu non vedi nessun errore. È una scelta di WhatsApp per limitare gli invii indesiderati, e non si aggira: si può solo lavorarci intorno, chiedendo ai clienti di salvare il numero quando ti scrivono la prima volta, o mettendolo nella firma delle email e sui documenti.

Quando i clienti sono più di qualche centinaio

Sopra le poche centinaia di destinatari la lista broadcast smette di essere uno strumento e diventa un lavoro manuale: liste da 256 da costruire a mano, aggiornare quando entra un cliente nuovo, e nessun modo di sapere cosa è successo dopo. A quel punto il canale va gestito da una piattaforma collegata al numero aziendale, e cambiano tre cose.

Il testo va approvato prima. Per aprire una conversazione con qualcuno che non ti ha scritto per primo si usano messaggi il cui contenuto è stato sottoposto in anticipo a Meta e accettato. Sono modelli con parti fisse e campi variabili (il nome, la data, il numero dell'ordine): li prepari una volta, poi li riusi. Un testo improvvisato al momento non parte.

Esiste una finestra di 24 ore. Quando un cliente risponde, si apre un periodo di 24 ore dentro il quale puoi scrivergli liberamente, come in una chat normale. Passate quelle, per riaprire la conversazione serve di nuovo un messaggio con testo già approvato. È il motivo per cui conviene mandare comunicazioni quando qualcuno può rispondere davvero, e non il venerdì alle 19.

Le risposte si vedono in un elenco unico. Consegne, letture e risposte non restano dentro il telefono di una persona: stanno in una schermata condivisa, collegata al cliente giusto. Questo è anche il punto in cui l'invio smette di essere un evento isolato e diventa parte del lavoro commerciale, come racconta la guida su WhatsApp come canale di vendita. Sul funzionamento del numero condiviso e sul collegamento con la scheda del cliente trovi il dettaglio nella pagina WhatsApp aziendale di Flusia.

Come segmentare i clienti prima di scrivere

Il metodo di invio conta meno di chi metti dentro l'elenco. Un messaggio giusto mandato a 80 persone scelte funziona meglio dello stesso messaggio mandato a 800 nomi presi in blocco, e costa anche meno in termini di disiscrizioni e blocchi.

Il punto di partenza naturale è l'anagrafica del CRM, perché è l'unico posto dove le informazioni sui clienti stanno tutte insieme e aggiornate. Da lì i gruppi che servono più spesso sono questi.

GruppoCome lo troviCosa gli scrivi
Clienti fermi da 6 mesiUltima attività o ultimo ordine oltre la sogliaUn contatto di ripresa, non un'offerta generica
Preventivo aperto e non decisoOfferte con stato ancora in corsoUn promemoria breve con la scadenza
Chi ha comprato un certo servizioFiltro sul servizio o sulla categoria acquistataIl servizio complementare o il rinnovo
Clienti di una zona o di una sedeCampo città o provincia in anagraficaComunicazioni locali: chiusure, interventi, eventi

In Flusia questi filtri si costruiscono sull'anagrafica di lead e clienti e sulle offerte collegate, e la lista che ne esce è la base sia per l'invio su WhatsApp sia per una newsletter. Se l'anagrafica è ancora sparsa fra fogli di calcolo e rubriche del telefono, il primo passo non è l'invio ma la raccolta: la guida su come importare l'anagrafica clienti nel CRM spiega come portarla dentro senza duplicati.

Una nota che vale sempre: tieni traccia di dove il consenso è stato raccolto e di chi ha chiesto di non essere più contattato, e togli quei nomi da ogni elenco futuro. Il tema è trattato in modo più ampio nella guida su GDPR e protezione dei dati nel CRM. Queste sono indicazioni generali: le regole applicabili al tuo caso le trovi nelle indicazioni del Garante per la protezione dei dati personali, e per una valutazione sul tuo caso specifico confrontati con il tuo consulente.

Metodo alternativo: la newsletter via email

WhatsApp non è sempre il canale giusto. Se la comunicazione è lunga, se contiene un listino o un allegato, se il destinatario è un'azienda dove a leggere è l'ufficio acquisti e non una persona con il telefono in mano, l'email fa un lavoro migliore: nessun limite di 256 destinatari, nessun vincolo sul numero salvato in rubrica, testo formattato e link tracciabili.

Il criterio pratico è questo: WhatsApp per i messaggi brevi e urgenti che chiedono una risposta, email per quelli lunghi che chiedono di essere letti con calma. Una chiusura straordinaria di due giorni è WhatsApp. Il catalogo della stagione nuova è email. Se scegli la seconda strada, la lista segmentata che hai preparato serve identica, e il funzionamento è descritto nella guida sull'email marketing e la newsletter dal CRM.

Errori comuni

Scrivere a chi non ha dato il consenso. È l'errore che costa di più, perché non produce solo qualche blocco: un numero segnalato più volte come indesiderato può perdere la possibilità di scrivere a chi non lo ha contattato per primo, e a quel punto hai perso il canale per tutti, anche per i clienti contenti. Meglio un elenco di 200 nomi puliti che uno di 2.000 rimediato.

Usare un gruppo al posto di una lista broadcast. Sembra la stessa cosa e non lo è: in un gruppo tutti i partecipanti vedono i numeri degli altri, leggono le risposte di tutti e possono scriversi fra loro. Oltre a essere un problema per i dati dei tuoi clienti, produce trenta notifiche a testa e almeno un paio di uscite polemiche entro sera. Il gruppo serve per un cantiere o un progetto condiviso, non per una comunicazione commerciale.

Mandare a tutti lo stesso testo. Un messaggio che vale per chiunque non parla a nessuno. La differenza fra "Vi informiamo che è disponibile il nuovo servizio" e "Marco, il contratto di manutenzione scade il 15 ottobre: ti confermo il rinnovo?" non è il tono, è il fatto che il secondo riguarda chi lo legge. Anche solo dividere l'elenco in tre gruppi e cambiare la prima riga cambia il numero di risposte.

Quanto tempo serve e qual è il passo successivo

Preparare e mandare una lista broadcast dall'app richiede una ventina di minuti: cinque per il testo, dieci per selezionare i contatti, il resto per rileggere prima di premere invio. La parte lunga è a monte, ed è la costruzione dell'elenco: se l'anagrafica è ordinata sono cinque minuti di filtro, se è sparsa fra rubriche e fogli di calcolo può essere mezza giornata una tantum.

Il passo successivo naturale è decidere cosa succede alle risposte. Un invio a 200 clienti che ne fa rispondere venti è un buon risultato solo se quelle venti conversazioni finiscono da qualche parte e non nel telefono di chi le ha aperte per primo: da lì si parte con la gestione condivisa descritta nella guida su un solo numero WhatsApp per più operatori.

Domande frequenti

Quanti contatti posso mettere in una lista broadcast? Fino a 256 per lista. Puoi crearne più di una e mandare lo stesso testo a ognuna, ma sopra le due o tre liste la gestione manuale diventa il collo di bottiglia: ogni cliente nuovo va aggiunto a mano e non hai una visione unica di chi ha ricevuto cosa.

Perché il messaggio broadcast non è arrivato a tutti? Nella grande maggioranza dei casi perché quei destinatari non hanno il tuo numero salvato in rubrica: è la condizione che WhatsApp richiede per consegnare un broadcast. Le altre cause frequenti sono il numero salvato senza prefisso internazionale e i contatti che ti hanno bloccato.

I clienti si accorgono di essere in una lista broadcast? No. Il messaggio arriva nella loro chat singola con te, senza indicazioni sulla lista e senza i nomi degli altri destinatari. Se rispondono, la risposta arriva solo a te. È la differenza principale rispetto a un gruppo, dove invece tutti vedono tutti.

Posso mandare un messaggio WhatsApp a chi non mi ha mai scritto? Dipende dal metodo e dal consenso. Dall'app serve che il contatto sia in rubrica da entrambe le parti; da una piattaforma collegata al numero aziendale serve un messaggio con testo approvato in anticipo. In tutti e due i casi resta il presupposto del consenso a ricevere quel tipo di comunicazione: sono indicazioni generali, per il tuo caso specifico fai riferimento al Garante per la protezione dei dati personali e confrontati con il tuo consulente.

Prova Flusia gratis per 30 giorni

Nessuna carta di credito richiesta. Setup in meno di 24 ore.

Inizia ora

Condividi questo articolo

Scritto da

Luca Bosso

Luca Bosso

Founder di Flusia

Articoli correlati