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Come riattivare i clienti inattivi

Come riattivare i clienti inattivi in sei passi: come definirli, come dividerli per valore, cosa scrivere nel primo messaggio e quando smettere di insistere.

Luca Bosso
Luca Bosso
|12 min di lettura
Elenco di clienti ordinati per data dell'ultimo acquisto

Per riattivare i clienti inattivi si parte da una definizione scritta di inattività (per esempio nessun acquisto e nessun contatto negli ultimi dodici mesi), si estrae la lista dal CRM o dal foglio in cui tieni l'anagrafica, la si divide in gruppi per valore di quello che hanno comprato e si manda a ciascun gruppo un messaggio diverso, che parte dal motivo per cui il rapporto si è fermato invece che dallo sconto. Il primo contatto chiede se qualcosa è cambiato e offre una ragione concreta per rispondere; il secondo, a sette o dieci giorni, porta un contenuto nuovo. Chi non risponde dopo due messaggi si archivia con una data di ripresa, invece di restare in un elenco che nessuno guarda più.

Se oggi hai la sensazione che nella tua anagrafica ci siano centinaia di clienti che compravano e poi sono spariti, ma non sai dire quali sono né da quanto, alla fine di questa guida avrai una lista concreta, una regola per dividerla e una sequenza di contatti che puoi ripetere ogni trimestre sempre nello stesso modo.

Cosa serve prima di iniziare

  • Una definizione scritta di cliente inattivo, con un numero di mesi e un criterio (nessun ordine, oppure nessun ordine e nessuna conversazione). Il numero cambia da settore a settore: chi vende materiale di consumo può considerare inattivo un cliente fermo da quattro mesi, chi vende impianti da tre anni. Senza una soglia scritta ogni persona del team userà la sua, e la lista non sarà mai la stessa due volte.
  • L'elenco dei clienti con due date: ultimo acquisto e ultimo contatto. Sono dati diversi e servono entrambi: un cliente che non ordina da un anno ma ha scritto la settimana scorsa non è inattivo, è indeciso.
  • Il valore di quello che ogni cliente ha comprato in passato, anche approssimativo. Serve a decidere chi merita una telefonata e chi una email.
  • Un'anagrafica pulita, senza duplicati e con indirizzi validi. Riattivare partendo da una lista sporca significa mandare messaggi a caselle chiuse e sporcare la reputazione del dominio: se la base dati è disordinata conviene sistemarla prima, come descritto nella guida su come gestire i lead senza perderli.
  • La verifica dei consensi per l'invio commerciale, per il canale che intendi usare. È il punto che fa saltare più campagne di riattivazione, e lo trovi trattato più avanti in questa guida.

Come riattivare i clienti inattivi, passo per passo

Scrivi la definizione di inattività prima di guardare i dati. Decidi la soglia in mesi partendo dal tuo ciclo di riacquisto tipico: se i tuoi clienti riordinano in media ogni tre mesi, un fermo di sei mesi è già un segnale. Fissa la regola in una riga e mettila per iscritto dove la vede tutto il team. A questo punto hai un criterio oggettivo, e la discussione su chi sia davvero inattivo finisce.

Estrai la lista e dividila in tre gruppi per valore passato. Non tutti i clienti fermi valgono lo stesso sforzo. Ordina l'elenco per totale acquistato negli ultimi tre anni e taglialo in tre fasce: quelli che hanno speso di più, quelli intermedi, quelli con acquisti sporadici. Vedrai quasi sempre che una minoranza di nomi rappresenta la maggior parte del fatturato perso, ed è lì che va il tempo delle persone.

Recupera il motivo dello stop, dove esiste. Prima di scrivere, apri la scheda dei clienti della prima fascia e leggi le ultime attività: un preventivo mai chiuso, un reclamo, un cambio di referente, un progetto rimandato. Un messaggio che riparte dal motivo giusto ottiene risposte; uno che ignora un reclamo aperto le brucia. Se le schede sono vuote, prendine nota: è il primo problema da correggere dopo la campagna.

Scegli il canale in base a come quel cliente ti parlava prima. Chi ordinava per telefono va richiamato, chi scriveva su WhatsApp va contattato lì, chi ha sempre usato la posta riceve una email. Il canale abituale ha un tasso di risposta più alto di qualunque canale nuovo, perché il tuo nome è già riconoscibile nella cronologia.

Manda il primo messaggio partendo dalla domanda, non dall'offerta. Due o tre righe: dici che ti sei accorto che non lavorate insieme da un po', chiedi se le esigenze sono cambiate e nomini una cosa concreta e utile. Esempio: "Buongiorno Marta, ho visto che l'ultimo ordine per la vostra sede di Cesena è di marzo. È cambiato qualcosa nel fornitore o nei volumi? Nel frattempo abbiamo aggiunto le consegne del sabato, se vi serve ve le descrivo in due righe." A questo punto hai fatto una domanda a cui è facile rispondere anche con un no, e i no sono informazione utile.

Fissa il secondo contatto a sette o dieci giorni, con un contenuto diverso. Il secondo messaggio non ripete il primo: porta una novità concreta (una condizione valida fino a una data, un prodotto che prima non c'era, un caso simile appena risolto) e si chiude con una richiesta esplicita di risposta, anche negativa. Dopo il secondo contatto senza risposta, ti fermi.

Chiudi il ciclo su ogni nome, sempre. Chi risponde con interesse torna nella trattativa in corso con uno stato e un prossimo passo; chi risponde di no cambia stato con il motivo scritto; chi tace si archivia con una data di ripresa a sei o dodici mesi. Il valore della campagna non sta nelle risposte del primo giorno ma in questa pulizia: al giro successivo partirai da una lista molto più corta e molto più vera.

FasciaChi ci finisceCanale consigliatoContatti previsti
Altail 10-20% dei clienti che ha generato più fatturatotelefonata, poi email di riepilogo2, con nome e cognome di chi chiama
Mediaacquisti regolari ma non rilevantiemail personale o WhatsApp2 messaggi a 7-10 giorni
Bassaacquisti sporadici o singolicampagna email al segmento1 invio, più un secondo solo a chi apre

Variante: riattivare via email con una campagna al segmento

Per la fascia bassa la telefonata non è sostenibile e l'email uno a uno nemmeno. Qui si crea un segmento con la regola che hai scritto (ultimo acquisto oltre la soglia, consenso commerciale presente, indirizzo valido) e si manda un invio unico, con oggetto che dica la verità: "Non ci sentiamo da un anno" funziona meglio di "Offerta imperdibile", perché è vero e chi legge lo riconosce.

Tieni l'invio piccolo. Manda a duecento o trecento indirizzi per volta invece che a tremila in un colpo: le liste ferme da tempo contengono caselle chiuse e un invio massiccio produce rimbalzi che danneggiano la consegna dei messaggi successivi. Se gestisci l'invio dal tuo CRM, il segmento si aggiorna da solo e chi risponde esce dalla lista senza che tu debba toccarla; la guida all'email marketing dal CRM spiega come impostare segmenti e invii, e la pagina sulla newsletter mostra come sono organizzati liste e report in Flusia.

Variante: riattivare via WhatsApp

WhatsApp si usa solo con i clienti che lo usavano già con te per lavoro: scrivere per la prima volta su un numero personale dopo un anno di silenzio è il modo più rapido per essere bloccato. Con chi invece ti scriveva lì, il messaggio breve funziona meglio della email, perché arriva nello stesso posto delle conversazioni precedenti e il cliente vede subito la cronologia.

Due regole pratiche: scrivi negli orari di lavoro e firmati con nome e azienda, perché dopo mesi il tuo numero potrebbe non essere più salvato. E fai in modo che le risposte arrivino a una casella aziendale visibile a tutto il team, non sul telefono di una persona: se chi aveva seguito quel cliente è in ferie, la risposta va persa. Come organizzare il canale su più operatori è il tema della guida su WhatsApp come strumento di vendita.

Variante: riattivare al telefono i clienti di valore alto

Per la fascia alta la telefonata resta lo strumento più efficace, a patto di prepararla. Prima di comporre il numero rileggi le ultime tre righe della scheda, guarda che cosa comprava e a che prezzi, e prepara una sola domanda aperta. La chiamata dura tre minuti: ti presenti, dici che ti sei accorto della pausa, chiedi che cosa è cambiato e ascolti.

Se il cliente è passato ad altri, la telefonata serve comunque: scopri per quale motivo (prezzo, tempi, un episodio andato male) e quell'informazione vale più dell'ordine che non hai preso. Registra la risposta nella scheda subito dopo aver riagganciato, in una riga. Se le fasce sono grandi e devi decidere chi chiamare per primo dentro la fascia alta, un punteggio automatico sui contatti aiuta a ordinare l'elenco: il criterio è descritto nella guida sul lead scoring automatico.

Metodo alternativo: la sequenza automatica invece della campagna a mano

Fare la riattivazione a mano ogni trimestre funziona finché qualcuno se ne ricorda. L'alternativa è togliere la campagna dal calendario e legarla al dato: quando un cliente supera la soglia di mesi senza ordini, un'automazione lo inserisce nel segmento dei dormienti, crea l'attività di richiamo per chi lo segue e, per le fasce basse, fa partire il primo messaggio.

Il vantaggio non è il risparmio di tempo ma la costanza: il cliente viene ricontattato dopo sei mesi esatti, non dopo diciotto quando ormai ha un altro fornitore. In Flusia questa logica si imposta una volta sola nelle automazioni e resta valida per tutti i clienti che entreranno nella condizione da lì in avanti; come si costruiscono queste regole è spiegato nella guida sui workflow automatici.

Consensi e dati: che cosa controllare prima di scrivere

Contattare un cliente fermo da tempo non è la stessa cosa che contattare uno attivo, e la differenza sta nella base su cui lo fai. Prima di partire vale la pena verificare tre cose: su quale base stai trattando i dati di quella persona, se per il canale che vuoi usare esiste un consenso all'invio commerciale, e da quanto tempo quel consenso è fermo lì senza essere mai stato confermato. Vanno controllate anche le richieste di cancellazione già ricevute: un indirizzo che si era disiscritto non torna in lista solo perché il segmento lo ripesca.

In pratica servono due cose sul piano operativo: che ogni contatto abbia registrato in scheda da dove arriva e che cosa ha accettato, e che ogni messaggio commerciale contenga un modo semplice per non riceverne più. Come tenere queste informazioni ordinate dentro il CRM è il tema della guida su GDPR e protezione dei dati nel CRM. Queste sono indicazioni generali di buon senso operativo: per il tuo caso specifico, e in particolare per liste vecchie o ereditate, confrontati con il tuo consulente.

Errori comuni

Aprire con lo sconto. Il messaggio che parte da "torna da noi, per te il 20%" insegna al cliente che sparire conviene, e attira soprattutto chi comprava solo per il prezzo. Lo sconto, se serve, arriva dopo, quando hai capito perché si era fermato.

Mandare tutto a tutti nello stesso giorno. Un invio unico a tremila indirizzi vecchi produce rimbalzi, segnalazioni di spam e nessuna conversazione. Meglio scaglionare per fascia e per settimana, e trattare la prima fascia a mano.

Non aggiornare le schede dopo la campagna. Se al termine del ciclo i clienti contattati hanno la stessa identica scheda di prima, il lavoro è andato perso: il trimestre successivo ripartirai dagli stessi nomi senza sapere chi ha già detto di no e perché.

Quanto tempo serve e qual è il passo successivo

La prima volta serve mezza giornata: un'ora per definire la soglia ed estrarre la lista, un'ora per dividerla in fasce e scrivere i due testi base, il resto per le telefonate della fascia alta. Dalla seconda volta in poi il ciclo costa una o due ore a trimestre, perché la definizione è già scritta e i testi si riusano cambiando due righe.

Il passo successivo naturale è misurare: quante risposte per fascia, quanti clienti tornati a comprare entro novanta giorni, quale canale ha funzionato meglio. Senza questi tre numeri la riattivazione resta un'impressione, e al giro dopo non saprai che cosa cambiare; come costruire la vista che li mostra è spiegato nella guida su dashboard e report di vendita.

Domande frequenti

Dopo quanti mesi un cliente si considera inattivo? Dipende dal ciclo di riacquisto del tuo settore: la regola pratica è il doppio dell'intervallo medio fra due ordini. Se i tuoi clienti riordinano ogni tre mesi, sei mesi di silenzio bastano; se vendi impianti o servizi pluriennali, la soglia realistica è di uno o due anni. L'importante è che la soglia sia una sola, scritta, e usata da tutto il team.

Conviene offrire uno sconto per far tornare un cliente? Non nel primo messaggio. Lo sconto in apertura sposta la conversazione sul prezzo prima che tu sappia perché il cliente si è fermato, e spesso il motivo era un altro: un ritardo, un referente cambiato, un progetto finito. Una volta capito il motivo, una condizione dedicata può avere senso, ma legata a qualcosa di concreto come un primo riordino entro una data.

Quante volte si può ricontattare un cliente che non risponde? Due contatti a distanza di sette o dieci giorni, poi ci si ferma e si archivia il nome con una data di ripresa. Il terzo e il quarto messaggio non aumentano le risposte e aumentano invece le disiscrizioni: meglio riprovare fra sei mesi con un motivo nuovo che insistere adesso senza.

Meglio email o telefono per una campagna di riattivazione? Entrambi, ma su fasce diverse. Il telefono va ai pochi clienti che hanno generato la parte più grande del fatturato, perché lì il tempo di una persona è ripagato; l'email va a tutti gli altri, in invii piccoli e scaglionati. Il criterio di scelta resta comunque il canale su cui quel cliente ti rispondeva prima.

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Luca Bosso

Luca Bosso

Founder di Flusia

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